Frutta e Moda

Dagli scarti agro alimentari ai tessuti di alta moda: il futuro del tessile è nei materiali sostenibili.

Frutta, ortaggi, foglie, radici e fiori dominano da sempre l’estetica della moda, inscrivendosi solo di recente nelle prime fasi di quelli che sono i processi produttivi più all’avanguardia. La natura diventa così la fonte primaria da cui attingere per lavorazioni pregiate e innovative. Materie prime come arance, ananas, fichi d'india e funghi si trasformano inaspettatamente in morbidi tessuti.

Sono numerose le start up e le grandi maison a cogliere il potenziale economico dei materiali ecosostenibili, nella consapevolezza che l’interesse verso i principi dello slow fashion è ormai in crescita e il consumo si sostanzia come un agire dotato di senso, critico e consapevole. Vi raccontiamo alcuni dei casi più interessanti.

La start up inglese Ananas Anam ha già ricevuto numerosi riconoscimenti per aver ideato l’ormai noto Piñatex, materiale realizzato a partire dalle foglie di ananas. La fondatrice Carmen Hijosa ha ripreso e affinato un’antica tecnica di lavorazione dell’arcipelago delle Filippine. Dopo sette anni di studio, oggi il Piñatex non è più un’innovazione di nicchia ma oggetto di prestigiose collaborazioni con brand importanti che vanno dallo sportswear di Nike e Puma fino al lusso di Hugo Boss. Un progetto tutto italiano è invece quello di Orange Fiber, che parte dal percorso imprenditoriale di Adriana Santanocito e Enrica Arena, ragazze di origine siciliana che intuiscono, e successivamente brevettano, la possibilità di ricavare filati innovativi a partire dagli scarti degli agrumi. Nel 2017 nasce la collaborazione con Salvatore Ferragamo il primo a sposare i valori etici dell’azienda e a cogliere le possibilità espressive dei tessuti Orange Fiber. L’amore per l’innovazione, condiviso dalle due realtà, si traduce in una splendida capsule collection impreziosita dalle stampe d’autore del designer italiano Mario Trimarchi (compasso d’oro 2016). Un’altra affascinante iniziativa è Vegea. Si tratta di uno dei tessuti sostenibili più innovativi dell’ultimo decennio, realizzato a partire dalle vinacce. La start up italiana viene riconosciuta come eccellenza internazionale dalla Commissione Europea entrando a far parte del programma Horizon nel 2020. L’idea nasce dall’ingegno creativo dell’architetto Gianpiero Tessitore che si unisce alle competenze scientifiche del chimico industriale Francesco Merlino. Il risultato è un materiale 100% riciclabile, vegano, resistente e morbido al tatto. Qualità che non sono passate inosservate a Bentley, il costruttore di auto inglese è stato uno dei primi a utilizzare i tessuti Vegea per il rivestimento dei suoi interni, a conferma che oggi il mondo del lusso e della sostenibilità parlano una lingua comune.